Nuova luce per i retabli della Pinacoteca Nazionale Cagliari

Comune: Cagliari

sito: Pinacoteca Nazionale di Cagliari – cittadella dei Musei 

anno: 2019 – 2020

Committente: MIBACT – Segretariato Regionale per la Sardegna

Foto: © Stefano Ferrando, Studio Vetroblu

Le immagini sono su gentile concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo – Direzione Regionale Musei Sardegna

Descrizione del progetto

Il lighting design per i retabli e per le tavole esposte nella Pinacoteca nazionale di Cagliari (databili tra il XIV e il XV secolo), ha richiesto diversi mesi di studio, in quanto presenti diverse problematiche da risolvere tra cui: la grande dimensione dei retabli (in certi casi superiore ai 4 metri di altezza e ai 3 metri di larghezza); la distanza ridotta per l’inserimento dei corpi illuminanti per l’illuminazione delle tavole; una colorazione delle pareti troppo in contrasto con le opere presenti.

L’intervento di progettazione, riferito non solo alle opere ma anche al contesto in cui sono inserite, è stato quindi complesso e particolareggiato. L’illuminazione precedente, seppur con sorgenti LED, presentava numerose criticità. Si è puntato quindi a migliorare la percezione delle opere mediante l’uniformità dell’illuminamento, una nuova colorazione delle pareti e dei fondali dei retabli, fino ad arrivare all’utilizzo di apparecchi e schermi customizzati.

Restauro percettivo

L’obiettivo era quello di restituire  l’originale bellezza alle opere. I colori infatti apparivano smorti, i particolari non visibili. Per questo motivo si sono scelti degli apparecchi con un elevatissimo CRI e con un particolare spettro di emissione che esaltasse i colori caldi delle opere. Particolare importanza si è data alla messa in evidenza delle lavorazioni tridimensionali presenti nelle tavole, in particolare nelle predelle dei retabli, e i rilievi a foglia d’oro presenti in diverse opere. Ogni opera risulta quindi come restaurata e grazie alla nuova illuminazione si possono ammirare dettagli che prima erano poco o per niente visibili.

Per quanto riguarda il retablo più grande esposto, quello di Sant’Eligio (447×333 cm),  si è deciso di eliminare anche la balaustra dell’allestimento originario degli anni ’90 a favore di un dissuasore anti abbagliamento. Questo ha permesso di rendere visibile l’intera opera e in particolare la bellissima predella che nell’allestimento precedente risultava nascosta.  Particolare rilevanza è stata data poi al sistema di gestione dell’impianto mediante protocollo DALI (assente in tutta la Pinacoteca) operante attraverso un sistema Bluetooth e quindi senza il consueto cablaggio. L’intero impianto è infatti gestibile da remoto tramite l’uso di un tablet, con il quale possono essere programmati i diversi scenari e dimmerati i singoli apparecchi.

Di seguito un’immagine rappresentativa del confronto ante e post operam (Crocifissione, Retablo di Bonaria, Michele Cavaro). Si può notare come è stato realizzato un vero e proprio restauro percettivo delle opere.

Immagine ©essequadro|p